13 giugno 2008

I gazzettieri

A proposito, indecente il clima mediatico che si è creato intorno al c.t. più solo da Edmondo Fabbri ai giorni nostri: anche più del Bearzot pre-Spagna, che almeno aveva qualche adoratore fra i giornalisti che contavano. Tutto quello che i quotidiani e le tivù non possono dire di quei quattro club che li fanno campare lo riversano sulla Nazionale, più squadra di nessuno che squadra di tutti, con toni offensivi che non si riservano agli scarsi di nessun'altra professione, dal medico al giornalista. Tuttosport di ieri titolava 'Ridateci Lippi', ma se su un ipotetico 'Donadoni Daily' il c.t. avesse titolato 'Ridateci Giancarlo Padovan' come avrebbe regito l'attuale direttore della Marrone? Per il Corsport l'esclusione del centrocampo della Roma sarebbe stata da lavare con il sangue anche se Van der Sar avesse dovuto raccogliere in fondo alla porta cinque palloni invece di zero, mentre la Gazzetta di oggi punta su chi dovrebbe secondo i suoi giornalisti entrare (Chiellini, Del Piero, Grosso) senza titolare su chi dovrebbe uscire, anche perchè scontenterebbe il suo bacino d'utenza intermilanista: l'impresentabile, a questi livelli, Materazzi, unico nerazzurro dei ventitre, ed il declinante Zambrotta, ennesimo affarone spagnolo della coppia Galliani-Bronzetti (a proposito: Flamini, che guadagnerà quasi il triplo di Paolo Maldini, e sicuramente molto più di Pirlo, nella Francia nemmeno fa panchina per scelta tecnica). Anche Dostoevsky scriveva per i lettori, va bene, ma i linciaggi geogiornalistici no. Ad unire le varie provincie della terra dei cachi solo Del Piero, uno che dal 1996 ad oggi mai è stato decisivo nei grandi tornei ma che grazie all'educazione (vera rarità, non solo nel calcio) gode del lusso di non essere odiato fuori dalle mura.

Stefano Olivari, su La Settimana Sportiva

2 commenti:

Anonimo ha detto...

E' un vecchio vizio della mafia dei cronisti sportivi. Silenti per due anni, attaccati alla greppia del padrone che li paga, quando arriva il torneo mondiale od europeo si scatenano contro l'indifeso. L'ottimo e probo Olivari rammenta Mondino che pure ha il merito di avere fatto giocare la nazionale decentemente in tempi di cuio e bieco catenaccio paesano. Io ho spicchi di memoria giovanile del Cile 62 dove la dirigenza tecnica venne impiccata dopo l'eliminazione nel turno preliminare o l'Europeo di Cesarone Maldini trattato come un rincoglionito imbesuito. Il tutto condito nel solito gioco dei campanili senza parvenza di dignità critica. Questa è una delle ragioni per cui non leggo la stampa sportiva da almeno vent'anni. Farei un torto alla mia intelligenza.
danielone

Anonimo ha detto...

Appare sempre più chiara la scarsa preparazione, sulla materia, dei giornalisti che scrivono di calcio ed il ricorso all'invettiva ed al linguaggio "forte",vittime anche loro della società dell'immagine o meglio coautori di uno sfascio sempre più evidente.-
Giacomo