27 febbraio 2008

Grand'Italia e dintorni

«Se per vita umana si intendono le persone in carne e ossa, mi pare che i medici italiani difendano la vita», dice Livia Turco a La Stampa (26 febbraio). Se invece per vita umana si intende anche quelle cosucce schifosette dei feti con pochissime ossa e carne, allora vuol dire che si intende mistificare.

«Le nostre liste non ce le faremo dettare dalle procure», dice Pierferdinando Casini a La Stampa (26 febbraio). Giorno dopo giorno, Casini sembra sempre di più Mastella: presto o tardi si farà anche una piscina a forma di cozza.

Lodovico Festa

26 febbraio 2008

Chi si lamenta è un provinciale

Grazie Juve. Ridere fa sempre bene, lo dicono i medici, i sociologi ed addirittura i giornalisti. Ridere è salutare, però i tempi sono duri, l'inflazione reale è superiore a quella dell'Istat e onestamente mancano i motivi per far vedere i trentadue denti. Per fortuna la società Juventus ce ne ha offerto uno. Come tutti sapranno, i mattacchioni di Corso Ferraris hanno pensato bene di scrivere una letteraccia, del genere «Se si continua così, noi non ci stiamo». Perbacco. Domanda: se contro il Toro il povero arbitro Rizzoli sbaglierà, quale sarà la risposta bianconera? Uscire dal campo? Togliersi le mutande? Pernacchie? E poi l'Atalanta, oppure il Siena, il Catania, il Genoa e le altre perché mai non dovrebbero fare la stessa cosa? O si è deciso che solo contro la Juve si fischia in maniera errata? Lo sappiamo, l'argomento è noioso: arbitri pro e contro i bianconeri, negli ultimi due giorni se ne è parlato a non finire. Noi vogliamo solo fare una piccola e modestissima considerazione. Visti dall'estero, dove abbiamo vissuto i nostri primi tren'anni, i numeri uno della Juventus non ci hanno mai entusiasmato. Gianni Agnelli faceva ridere solo i giornalisti italiani, che si rotolavano per terra prima ancora che l'Avvocato aprisse bocca. Umiliazione in più, umiliazione in meno cosa contava per loro? Tanto poi raccontavano agli amici come il patron della Fiat (patron quando faceva utili, in caso contrario pagavate voi) portasse l'orologio e questo bastava per dare un senso alla propria vita. A proposito, provate oggi a indossare l'orologio sopra la camicia: ve ne direbbero di ogni. A meno che non diate pubblicità ai media, in quel caso diventereste chic e trendy. Spirato l'Avvocato é arrivato il fratello, grado di simpatia meno mille. Capita. Ora c'è Cobolli Gigli, uno che di caccia al fagiano sembra saperne una più del diavolo ma sul calcio le spara a caso. È il classico ragazzo che alle feste del liceo ballava il lento quando gli altri si scatenavano. Fuori situazione, sempre. Gran brava persona, ma forse è arrivato troppo in fretta a dare lezioni sul calcio; solo due anni addietro aveva dubbi sul fatto che si giocasse in undici oppure in sette, su un campo d'erba oppure sulla neve. Guardare una gara di polo a Cortina, vestito con il pellicciotto ed un calice di champagne in mano ci sembrerebbe più nelle sue corde. Una lettera da lui scritta crea un effetto strano, cioè l'effetto contrario a quello desiderato. Altro che indignazione. È come guardare Stanlio e Ollio. Ha continuato la verace (si fa per dire) protesta Alessio Secco, uomo buono come il pane. Di lui pensiamo ogni bene, al di là della cattiva stampa che ha (come se Moggi telefonasse solo a lui, in Italia). Sono loro che gridano contro le ingiustizie? Ma dai. L'unico vero, in senso calcistico, è Claudio Ranieri, difatti i bianconeri guadagnano molto in immagine quando ad apparire è lui. Il resto pare uno scherzo riuscito male. Un grande club (non è il caso di questa Juve) avrebbe semplicemente scritto una nota secca e da venir i brividi freddi: «Noi, Juve, sappiamo solo lavorare, lottare, sempre e comunque, e lo faremo ogni attimo della nostra vita nonostante gli arbitraggi negativi. Nessuno piegherà mai i nostri giocatori, i nostri ideali, i nostri valori. Siamo nati per vincere». Troppo semplice, forse. La conclusione è la solita: o c'è un disegno contro la Juventus, cosa che non si può escludere a priori, ed allora Cobolli deve far saltare tutto il calcio italiano, da Abete in giù, a colpi di denunce alla magistratura sportiva ed ordinaria, oppure non c'è ed allora le lettere ed i dossier mettono i bianconeri sullo stesso piano delle piccole squadre. I sopracitati giornalisti che si sbellicavano dalle risate ricorderanno la battuta del'Avvocato loro idolo: '«Chi si lamenta è un provinciale».

di Dominique Antognoni, in esclusiva per La Settimana Sportiva



Come forse gli amici sanno, sono in silenzio stampa sul Milan, il cui gioco indigna la mia fede cinquantenaria.
Ma il calcio è una malattia della mente e non si può fingere che non esista più.
Tema arbitraggi e la Juve. La Dominique è una giornalista brillante, spiritosa, anche dissacrante verso un Totem dell'Italia consociativa ed assistenziale.
Ma, c'è un "ma".
Io non trovo patetica l'niziativa della mediocre dirigenza bianconera. In primo luogo perché, dopo lustri, ha trovato il coraggio di scrivere le proprie lamentele anziché telefonarle. E questo è un fatto rivoluzionario per chi ha comandato in Federazione da sempre e ben prima che Moggi sposasse gli usi della Casa al suo personale progetto di potere.
In secondo luogo, perché il problema arbitrale ha toccatto livelli di nequizia francamente inaccettabili.
Le giustificazioni date agli errori (inesperienza, psicologia fragile, ambiente ostile) non stanno in piedi.
Questo campionato, che pretende essere ai massimi livelli della professionalità, che è venduto come un piatto da gourmet alle televisioni, che vede un giro di investimenti miliardario (in €uro) non può essere gestito come il torneo delle parrocchie.
Se Collina non ha saputo addestrare in modo accelerato i giovani virgulti passati indenni dalle esperienze delle serie inferiori (dove certi errori si pagano a sganassoni) si faccia da parte.
Se Abete, dopo mesi di disastri, non ha l'umiltà di chiedere alle federazioni europee direttori di gara idonei ai grandi eventi, si dimetta.
Questa dirigenza di stampo melandriano non può pretendere l'impunità.
Il pubblico più avveduto ha già capito che la rappresentazione non è credibile e se ne sta a casa.
Quando i conti non torneranno più nemmeno con i tifosi in poltrona, il giocattolo sarà buttato in un angolo anche dalle satellitari.
E allora i Berlusconi, i Moratti, i Della Valle e giù sino agli Spinelli ed ai Zamparini, finalmente senza reti di protezione, scapperanno senza ritegno verso divertimenti meno rischiosi per i loro
portafogli.

22 febbraio 2008

Intenzioni di voto

Secondo il più recente sondaggio di Sky (sempre più apprezzabili e complete le news della satellitare) la situazione dei concorrenti al governo, alla data, é:
PDL- 48%,
PD- 38%.
Minore del solito la consistenza degli indecisi.
Due sintetiche considerazioni.
La scelta di Veltroni di andare da solo, con pochi cespugli, sembra vincente, così come è positivo il trend di crescita, ma non trionfale come lasciano intendere al loft.
Il divorzio da Casini non sembra per ora avere creato sconquassi nell'elettorato di centro-destra che, se così andasse, avrebbe consensi a sufficienza per governare.
Vedremo se la rimonta del potenziale perdente sarà sufficiente a colmare il divario, ora abbastanza netto.

La freccia della storia è tornata indietro

Cinquant'anni fa, quando l'insurrezione castrista abbattè la dittatura di Fulgencio Batista, Cuba era definito "il bordello degli americani ricchi". Oggi, invece, è il bordello degli europei (e dei canadesi) poveri. Un bel miglioramento, non c'è che dire. Mezzo secolo fa i contadini cubani soffrivano di penuria alimentare, ora pare che il programma"riformista" di Raul Castro sia quello di dare loro da mangiare. Per il popolo cubano cinquant'anni di esaltazione, all'inizio sincera, alla fine burocratica, della rivoluzione dei Caraibi hanno significato un'impressionante stagnazione, una specie di blocco della storia, che li vede ora più o meno nelle stesse, miserevoli condizioni in cui versavano prima dell'affermazione del regime "progressista".
Anche da altri punti di vista la situazione è rimasta eguale. Le libertà politiche, che non c'erano prima, non ci sono neppure oggi. Le camarille oligarchiche che detenevano il potere sono state sostituite da una monarchia comunista ereditaria; sul piano dei diritti civili vale la pena di ricordare, per esempio, che a Cuba l'omosessualità è un reato che comporta la galera. Insomma Fidel Castro che, per almeno una generazione di intellettuali europei ha rappresentato l'incarnazione della "freccia della storia" che esportava nel refrattario continente americano la scintilla innovatrice del marxismo, è nei fatti la dimostrazione che quella freccia non porta da nessuna parte, che immobilizza le capacità di crescita e di innovazione in una cupa dittatura pauperista. Naturalmente, c'è chi attribuisce il clamoroso fallimento alla malvagità dell'America, che con l'embargo si è rifiutata e si rifiuta di sostenere un regime che aveva proclamato e continua a proclamare sempre più vanamente l'obiettivo esplicito di minacciarne la stabilità e la democrazia, anche con missili atomici. Ora pare che la "nuova" dirigenza della dittatura militare nazionalista dell'Avana voglia imitare quella di Pechino, dando libertà ai capitalisti e continuando a negare al popolo i diritti democratici: un programma che ha un carattere oggettivamente fascista.

da Il Foglio del 21 Febbraio 2008

20 febbraio 2008

Da Cossiga a De Mita, affettuosità fra ex Dicci

Il senatore a vita, Francesco Cossiga, ha inviato una lettera a De Mita: «Esimio Onorevole, da lunghissimo tempo ormai i nostri rapporti si sono definitivamente deteriorati e si sono non interrotti, ma rotti. Ma Lei rimane pur sempre per me uno dei leader più prestigiosi e intelligenti della Democrazia Cristiana e in essa della Sinistra di Base, anche se pessimo segretario politico e ancor peggiore Ministro e Presidente del consiglio: una versione moderna e democratica del clientelismo meridionale. Lei rimarrà sempre nella storia politica del Paese e in particolare in quella della Democrazia Cristiana». «È ingiusto - aggiunge il presidente emerito della Repubblica - che non la vogliano ricandidare! Non immiserisca però questa Sua figura, La prego - anche a difesa della dignità di tutti noi democratico-cristiani -, insistendo per essere candidato nel Partito Democratico che non La vuole. E, La prego! non scivoli nel patetico e nel ridicolo, dando vita ad una piccola e fasulla lista campana! Caso mai, in cambio, si faccia dare... qualche Asl», conclude Cossiga.

Veltroni va giù con la scure. Per ora a farne le spese sono i margheritini e Visco che è elettoralmente una disgrazia e semmai verrà buono dopo per il governo. Fra le vittime anche
Benvenuto, padre da tre legislature dell'incompiuta riforma delle popolari.
L'Obama de noantri è coerente con il suo programma di cambiamento. Se volesse provvedere anche a ritirare la Melandri, la Turco, la Bindi, concambiandole con qualche giovane passionaria, amici o nemici gliene saremmo vivamente grati.

Poeti: Trilussa

LA POLITICA

Ner modo de pensà c'è un gran divario:
mi' padre è democratico cristiano,
e, siccome è impiegato ar Vaticano,
tutte le sere recita er rosario;

de tre fratelli, Giggi ch'è er più anziano
è socialista rivoluzzionario;
io invece so' monarchico, ar contrario
de Ludovico ch'è repubblicano.

Prima de cena liticamo spesso
pe' via de 'sti principi benedetti:
chi vo' qua, chi vo' là... Pare un congresso!

Famo l'ira de Dio! Ma appena mamma
ce dice che so' cotti li spaghetti
semo tutti d'accordo ner programma.


(1915)


ER COMPAGNO SCOMPAGNO

Un Gatto, che faceva er socialsta
solo a lo scopo d'arivà in un posto,
se stava lavoranno un pollo arosto
ne la cucina d'un capitalista.

Quanno da un finestrino su per aria
s'affacciò un antro Gatto:- Amico mio,
pensa - je disse che ce sò pur'io
ch'appartengo a la classe proletaria!

Io che conosco bene l'idee tue
so' certo che quer pollo che te magni,
se vengo giù, sarà diviso in due:
mezzo a te, mezzo a me... Semo compagni!

- No, no: - rispose era Gatto senza core -
io nun divido gnente co' nessuno:
fo' er socialista quanno sto a diggiuno,
ma quanno magno so' conservatore!


(1916)

16 febbraio 2008

La notte degli addii

Con la cautela con cui va decifrata una decisione definitiva di un ex-democristiano, sembra che Casini abbia scelto la libertà da Berlusconi e si presenterà, con l'Udc, solo alle elezioni nell'orgogliosa ricerca del sacro Graal: il centro che fu.
Non si capisce se si tratti di divorzio o di pausa di riflessione.
Certo che gli ex amanti, dopo tante prove di abbandono, ora si prendono a male parole anche se subito aggiungono: è lui che mi ci ha tirato per i capelli.
Non so come finirà alle elezioni per il bel Casini. Forse un naufragio, forse un nuovo rinascimento, forse semplicemente l'approdo al Pd.
Per Berlusconi invece il danno è grave, checché gli raccontino i suoi sondaggisti.
Per me ora con Veltroni la partita è alla pari, e mi sembra che il sindaco di Marte abbia più filo da svolgere e balle da raccontare al popolo.
Peccato.
Speravamo di esserci liberati di Visco!

Ho letto e consiglio

Alan Bennet, Nudi e crudi.
Per chi ama l'umorismo anglosassone un'operina imperdibile. Le prime 50 pagine sono da antologia.

Andrea Vitali, La signorina Tecla Manzi.
Lo considero un clone minore di Piero Chiara, che è l'amor mio. Ha scritto di meglio ma anche qui è descrittore impagabile di atmosfere lacustri.

Cormac McCarty, La strada.
Un capolavoro possente. Non può mancare nella biblioteca degli inizi di millennio.

Maurizio Cucchi, La traversata di Milano.
Solo per milanesi che riescono ancora ad amare la loro città. Un'escursione storico-letteraria nelle vie centrali e nelle periferie brumose.

Carlo Emilio Gadda, Quer pasticciaccio brutto de Via Merulana.
Un architrave della letteratura italiana del Novecento. Incantevole come una corale di Bach. Si rilegge per essere educati al capolavoro.

15 febbraio 2008

Le streghe son tornate

Aborto, il giornale dei Vescovi sulla vicenda di Napoli: «Alimentato un altro caso mediatico»

CITTA’ DEL VATICANO - Sulla vicenda di Silvana, la donna che appena dopo aver subito un aborto terapeutico al Nuovo Policlinico di Napoli è stata interrogata dalla polizia intervenuta in seguito ad una denuncia anonima, si è creato «un altro caso mediatico». Lo scrive "Avvenire" in un articolo di cronaca in cui si rileva anche che «
lo scandalo di cui ci si deve occupare» non è il blitz della polizia, quanto quello di un «aborto consumato in solitudine nel bagno dell'ospedale». «Un'altra scelta deve esserci sempre - si legge nell'articolo sul quotidiano dei vescovi - non si può mai lasciare una donna spalle al muro davanti al bivio dell'aborto. Ma di questo nelle piazze e sui giornali non si è sentito parlare: si è invece tentato di rendere incandescente il clima alimentando incidenti e creando un altro caso mediatico, proprio mentre la ricostruzione dei fatti di Napoli faceva affiorare più di un dubbio sulla versione sbrigativa della prima ora».

Da Papanews, del 15 febbraio 2008

Poeti

Ti aspetto e ogni giorno

mi spengo poco per volta

e ho dimenticato il tuo volto.

Mi chiedono se la mia disperazione

sia pari alla tua assenza.

No, è qualcosa di più:

è un gesto di morte fissa

che non ti so regalare.


di Alda Merini, poetessa milanese

Hanno scritto (2)

Vi dico che chi sta neutrale conviene che sia odiato da chi perde e disprezzato da chi vince.

Niccolò Machiavelli (1469-1527)

Hanno scritto (1)

Non chiedetemi dove andremo a finire, perché ci siamo già.

Ennio Flaiano (1910-1972)

12 febbraio 2008

Le infrastrutture della mente

Il nostro mondo è dominato dall'etica del movimento. Chi non si muove è perduto. Chi sta fermo è un ignobile ozioso, un sovversivo, un nemico del PIL. Si fa un gran parlare delle infrastrutture di acciaio e cemento, di binari, autostrade, ponti, gallerie. Strutture che portano camion vuoti e macchine con una persona. L'auto è un accessorio del petrolio, serve a consumare petrolio, a far vendere petrolio. Una scatola di lamiera piena di gadget che ha la velocità media di un mulo. Delle infrastrutture della mente, che non costano, che liberano il tempo, che ci danno la possibilità di scegliere se spostarci o star fermi dove siamo, di queste infrastrutture non si occupa nessuno. La connettività veloce a tutte le famiglie [...] non è una priorità. L'incentivazione del telelavoro per evitare il congestionamento delle città non è una priorità. Una diversa organizzazione delle aziende sul territorio utilizzando la Rete non è una priorità. La diminuzione dei costi dell’ADSL non è una priorità. E non lo è neppure la copertura ADSL al 100% del territorio nazionale [...]. La Rete libera il movimento delle intelligenze, delle idee. La Rete non provoca incidenti stradali e fa risparmiare tempo, un'enormità di tempo. Voglio un mondo dominato dall'etica del tempo, contro lo spreco delle code, degli uffici, degli ascensori. L'uomo è fatto di tempo, è un prodotto con una data di scadenza. Liberiamo il tempo dalla mobilità fine a sé stessa. Utile ai petrolieri, al Ministero delle Finanze e ai costruttori di strade e di macchine. Meno mobilità, più tempo per noi stessi, anche per oziare, ma senza eccedere, perchè "non far niente è il lavoro più duro di tutti".

dal blog di Beppe Grillo, 1 luglio 2007

Riprendo l'articolo dallo stimolante e battagliero blog Ali e Radici.
Mi piacerebbe che la riflessione di Beppe Grillo, un furbastro che io non amo ma che qui dice cose molto sagge e condivisibili, coinvolgesse tutti gli amici di Anni Quaranta.

Il buco? Visco smentisce indignato, il suo ministro conferma

Padoa-Schioppa: «Tesoretto non c'è». E scatta la rivolta dei sindacati.

«Non c'è nessun tesoretto. L'ho detto a dicembre e da allora la situazione è solo peggiorata». Il ministro dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa, come dice la "Repubblica", interviene sulla questione mentre sta volando a Bruxelles all'Ecofin. Ma le sue parole non sono piaciute ai sindacati. "Non crediamo al ministro, che troppe volte ha detto una cosa e poi ce ne ha fatta trovare un'altra" ha detto il segretario della Cisl Bonanni.

da Tgfin di oggi


Meno male per Berlusconi che ci sono questi due a smontare le favole-bugie di Veltroni.
Ne vedremo delle belle se il Padoa, cittadino francese, non adotta il silenzio stampa come le squadre che escono da due anni di sconfitte consecutive

11 febbraio 2008

Hello boy!

Mi ero ripromesso di mettere un punto fermo sulle mie considerazioni sul Milan. Visto il primo tempo di Milan-Siena non avrei potuto aggiungere che altre note sconfortate.
A metà della ripresa, preso dalla disperazione, Ancelotti, l'allenatore più conservatore del mondo, ha messo in campo un diciassettenne bresciano di nome Paloschi, già provato con successo nella Coppa Italia a perdere.
Diciassette secondi gli sono bastati per realizzare un gol entusiasmante con la spavalderia di un veterano. Poi, per il restante minutaggio, una prestazione vera, da giocatore vivo che ha saputo rianimare i pochi veri atleti di questa squadra, maxime Ambrosini.
Il ragazzo è un bel talento, ben strutturato, con una tecnica di base confortevole .
Se Ancelotti non lo piallerà, come ha fatto con Gilardino, potrebbe essere in un prossimo futuro un titolare fisso del Milan.

Il Sindaco di Marte

Proprio nel giorno in cui il quotidiano economico "Il Sole" denuncia l'esistenza di un buco nella finanza pubblica di 6-10 miliardi - ovviamente, sapientemente occultato dal governo Prodi, illuminato professore di economia che non ha ancora ben capito il concetto di competenza temporale - Obama Veltroni, con alle spalle il meraviglioso e bucolico paesaggio di Spello, sussurra all'Italia che, grazie all'avveduta politica economica del governo di sinistra, il PD è pronto ad andare alla vittoria e a distribuire innumerevoli tesoretti.
Quest'uomo è veramente incredibile ma pericoloso. Indaffarato, come sindaco di Roma, ad organizzare festival del Cinema, opere umanitare, visite al Papa, si è distratto e non ha capito in che paese stava vivendo.
Viveva su Marte, da cui ora discende per portare la bella novella agli Italiani: con l'eredità dello zio Romano avremo un lustro di felicità.
È abile e punta tutto su una certezza: l'Italia è un paese di pirla, abituato ad osannare chi interpreta i loro sogni.
Vuoi vedere che il suo dream si avvera e ci fa governare da quelli degli ultimi due anni ma vestiti della festa?

08 febbraio 2008

I sondaggi di Ballarò

Al loft di Veltroni c’è un via vai da stamattina. Fassino, Violante, e poi Romano Prodi con tutti i ministri dell’Ulivo. Tutti i big del Pd si stanno presentando alla spicciolata come in devoto pellegrinaggio presso la corte del re Walter. Niente di insolito, la campagna elettorale è già iniziata. Ma che ci faceva Nando Pagnoncelli - il sondaggista di Ballarò, per capirci - nel quartier generale di Veltroni?
"Il Partito democratico da solo riscuote l'attenzione degli elettori e abbatte il muro tra i due schieramenti. E' un partito nuovo, moderato, giovane che rompe un vecchio equilibrio e ha la possibilità di muovere flussi elettorali", ha affermato uscendo sorridente dal loft.
E poi ha aggiunto: “La vera scommessa per il Partito democratico sarà quindi intercettare il voto degli indecisi, degli insoddisfatti, dei delusi che al momento sono ben un terzo dell'elettorato".
E ancora: “Il Pd può pescare a sinistra. Abbiamo indicazioni su elettori che pur sentendosi vicini a Rifondazione, sono tentati di votare Partito democratico perché sarebbe un voto utile".
Ma non solo: il Pd "può pescare anche tra i moderati della Cdl perché si presenta come una cosa nuova e appunto moderata e non come un partito dell'anti-berlusconismo che è un collante, ma ormai è un'arma spuntata". Basta toccare i tasti giusti: occupazione, costo della vita e salari, sicurezza e diminuzione delle tasse. E poi si sa, conclude Pagnoncelli, "i sondaggi saranno in continua evoluzione fino all'ultimo giorno prima del voto”. Quindi tutto è ancora possibile.
A questo punto sorge un dubbio: o Veltroni ha finalmente trovato uno spin doctor degno del miglior Obama, con buona pace del fido Bettini, o anche per Pagnoncelli è cominciata la campagna elettorale nelle fila del Pd.
Ma se delle due nessuna, che dovremmo pensare dei sondaggi che ogni settimana ci propina Floris a Ballarò?


da L'Occidentale, del 7 Febbraio 2008

04 febbraio 2008

Festa e perdono

L'Italia è quel Paese in cui se un tuo caro è stato massacrato e ucciso da un criminale, meglio ancora se extracomunitario e clandestino, dopo poche ore ti ritrovi il giornalista sotto casa che ti chiede se sei disposto a perdonare. E se non lo fai sei brutto e cattivo e finisci sotto sdegno mediatico.
L'Italia è quel Paese in cui se le carceri scoppiano di detenuti, anziché costruirne di nuove (e favorire l'occupazione) si fa una legge chiamata indulto per svuotarle un po'.
L'Italia è quel Paese in cui se un giovane Rom guida ubriaco e falcia le giovani vite di quattro ragazzi innocenti viene spedito agli arresti domiciliari in un residence sull'Adriatico, naturalmente con vista mare. E magari, per combattere la noia di quelle giornate un po' vuote e un po' tutte uguali, si butta nel business e lancia una linea di abbigliamento.

L'Italia è quel Paese in cui se un gioiellere subisce una rapina a mano armata e spara per difendersi, uccidendo, anziché ricevere appoggio e comprensione ("una medaglia d'oro!" direbbe mio padre) finisce sotto processo, e poi dimenticato.
L'Italia è quel Paese in cui se vai per uccidere con un estintore in mano e invece finisci ucciso, diventi eroe nazionale e ti dedicano vie e piazze.
L'Italia è quel Paese dove politici e magistrati stanno quasi sempre dalla parte sbagliata.


di Nautilus, dal blog Ali e Radici

Ma Moratti fa la vittima

La questione arbitrale da ieri non è meno urgente del caso Moratti. L’uomo è scontato nella sua imprevedibilità: un giorno predica distensione, l’altro va alla guerra. Nell’anno secondo post Calciopoli il nostro don Chisciotte si arma contro i fantasmi della Triade, tanto ingombranti da avvelenare la meritata rivincita; riporta in vita lo spettro dello scudetto del 2002 «che non fosse stato per una banda di truffatori avremmo conquistato», omettendo che poteva perderlo solo l’Inter, e così è stato, nonostante la conclamata banda di truffatori; squaderna per l’ennesima volta i processi, compresi quelli alle intenzioni, invece di goderne i frutti con lo stesso aplomb - anche troppo, a dire il vero - che lo distingueva nei tempi grami dello strapotere juventino. Moratti sbaglia i tempi del tackle e un arbitro diverso dagli attuali probabilmente estrarrebbe il cartellino rosso, sanzionando l’excusatio non petita, con l’aggravante della reiterazione: lui attacca il passato e la sua squadra approfitta dell’ennesima svista. Tanto clamoroso è l’abbaglio di Tagliavento (il pallone scagliato da Stankovic colpisce il viso di Vannucchi, non la mano) che nemmeno s’accendono i soliti dibattiti tra giustizialisti e garantisti. Mancini si consegna a braccia alzate, trasfigurato rispetto al fustigatore delle vedove bianconere: non era rigore. Infatti. Il cambio di strategia - dal silenzio stampa alla confessione - ovviamente non commuoverà il partito della sudditanza psicologica. Della serie: l’Inter è forte, però quanto l’aiutano. E poi quanto compensano, aggiustano, pasticciano. Otto rigori tre domeniche fa, quella successiva zero, questa ancora otto. Sono gli arbitri degli eccessi, così permeabili allo spirito del tempo da stravolgere i pesi e le misure nel volgere di una settimana. Marziali, lassisti e ancora marziali, alla ricerca disperata di una tregua con la pubblica opinione. Navigano a vista, magari fosse buona. Forniscono alibi eccezionali. Nella giornata in cui l’Inter sale +8, le remano a favore in tanti, Roma e Juventus almeno quanto Tagliavento. I giallorossi sono ormai un caso clinico: soffrono la responsabilità di dover riaprire in qualche modo il campionato, ogni volta che l’Inter presta il fianco immancabilmente si defilano, a Siena addirittura crollano. Non bastasse questo deficit psicologico, le voci (non smentite) sulla possibile cessione della società sfilacciano i nervi. A Totti per primo. Il problema della Juve è di altra natura. Non ha il telaio per reggere l’andatura dei nerazzurri, il mercato di gennaio le ha consegnato un mediano - vedremo se ottimo o buono - certo non l’uomo in grado di indirizzarne i destini, non a caso il recupero di Tiago è diventato una priorità.

Guido Boffo, su La Stampa del 4 febbraio 2008


I Gobbi, da quando hanno preso lo sberlone politico, sono diventati più attenti ai condizionamenti che caratterizzano, da sempre, ogni stagione calcistica. Ora è il ciclo favorevole degli Onestoni a cui, come a tutti i parvenus, manca il buon gusto o meglio il "bon ton" come scriveva una delle ex-mogli del clan dei Moratti.

02 febbraio 2008

Ministro Turco

Ultime esternazioni del defunto Governo Prodi.
La diossina che sprigiona dalla monnezza campana incendiata non nuoce alla salute.
Chi lo afferma è un terrorista.
Livia Turco oggi ad un convegno a Napoli dopo essersi consultata con De Gennaro.
Ma perché l'hanno mandata a casa e non a riaprire la Icmesa di Seveso?

La crisi di governo: incontri

Oggi Marini incontra le parti sociali, domani Marini va a messa, lunedì Marini incontra Berlusconi e Veltroni, martedì Marini riflette, mercoledì va da Napolitano, giovedì Napolitano riflette, venerdì Marini e Napoltano riflettono insieme, sabato Marini e Napolitano incontrano le loro mogli, domenica la moglie di Napolitano incontra la moglie di Amato...

Jena, su La Stampa del 2 Febbraio 2008

01 febbraio 2008

Il peggiore calcio della Serie A

Fatta eccezione per le tre o quattro di fondo classifica, che hanno altri pensieri che non gli schemi ed il bel giuoco, il Milan gioca il peggior calcio della Serie A.
Così macchinosi, lenti, stucchevoli, noiosi, non ce ne sono. Dopo dieci minuti che li vedi allo stadio o in poltrona, ti viene l'ansia ed una voglia irrefrenabile di tornare a casa o cambiare canale.
Qualche gonzo crede che il possesso-palla sia indice di classe, come se il calcio misurasse i risultati sulle palle trattenute e non sulle sfere che entrano nella rete avversaria.
Vedere girare la palla da un lato all'altro del campo ricorda tanto il declinante calcio danubiano, il titìc-titòc delle squadre di Lidas nelle giornate di scarsa vena, i cestisti che affrontano una zona 1-3-1 a due all'ora e arrivano all'ultimo secondo tirando alla disperata verso il mucchio.
Con questo metodo di gioco si immalinconiscono i fuoriclasse come Kakà e si esalta l'esercito dei tromboni sfiatati che Ancelotti schiera ogni domenica. Non è un caso che anche un ex-ex-atleta come Ronaldo faccia ancora la sua porca figura, e che se non fosse per i muscoli di cristallo potrebbe giocare tutte le partite, tanto lo sforzo energetico è pari ad una nostra passeggiatina.
Questo è il volto del declino.
Peccato si sia lasciata la dignità negli armadietti di Milanello.

I riti della prima repubblica

Un presidente ottantenne con un lungo itinerario da comunista riformista lungo tutta la prima repubblica, a quella si è fermato nella sua tarda vecchiaia.
Davanti ad una crisi di una chiarezza accecante, invece di procedere allo scioglimeno delle Camere, ha dato incarico al suo vice in pectore per ripetere un giro di consultazioni ora però allargato ai sindacati (azionisti del governo Prodi), a Luca di Montezemolo, prima scadente presidente della Confindustria, ora scaduto (come il suo sodale Prodi), alle organizzazioni di categoria e, udite, alle associazioni dei consumatori. Buoni ultimi i referendari.
L'obiettivo? Un governicchio che arrivi ad ottobre per salvaguardare i diritti pensionistici degli onorevoli, o forse anche lo scioglimento del solo Senato per guadagnare un altro anno.
Cadono le braccia, ed in questo marasma gli unici seri appaioni coloro che dicono: meglio lasciare gli scranni e tornare al paese.
Il quale Paese se ne strafotte delle leggi elettorali e del fatto che le legislature durino due o cinque anni, ma aspetta solo che qualche nuovo governante metta rimedio allo scempio delle tasse che crescono ad una velocità tripla dell'inflazione.
Basterebbe che i rappresentanti del popolo dedicassero il tempo speso in consultazioni per farsi un giro nei supermercati, negli uffici, sui tram, ovunque, e capirebbero cosa sta a cuore ai cittadini.