25 ottobre 2006

Promemoria per mio figlio

Tradotto dal politico-burocratese, la vicenda del Tfr è in questi termini.
Tu alla fine del mese rinunci ad un tot di retribuzione per accantonarla, per la tua buon'uscita alla cessazione del rapporto con l'azienda.
Sino ad oggi questi soldi se li incamerava il datore di lavoro, che iscriveva il debito in bilancio senza preoccuparsi di dotarsi della relativa copertura.
Non glielo imponeva né la deontologia contrattuale né una delle tre-quattromila leggi, leggine, decreti, norme attuative che il Parlamento italiano emana ogni anno.
Era, di fatto, un conto soci che veniva onorato se al momento dell'addio l'azienda era ancora viva e vegeta. Diversamente, passavi fra i creditori privilegiati con tutte le garanzie del caso per il liquidatore fallimentare.
In quarant'anni di vita lavorativa, mai sentito un sindacalista denunciare l'esistenza di fondi liquidazione senza copertura. Figuriamoci l'ufficio studi di Confindustria.
Silenzio anche da parte della stampa economica e dei guru della Bocconi.
Era una stranezza del sistema Italia, ma funzionava perfettamente nel silenzio omertoso di tutti.
L'unica vera garanzia era che il tuo debitore potevi guardarlo in faccia e, ultima ratio in caso d'inadempienza, rigare la Bmw del direttore del personale.
Lo stato sociale?
Si faceva vivo all'atto dell'erogazione della liquidazione tassandoti con una sontuosa aliquota.
Adesso cosa cambia?
Cambia il tuo debitore. Si chiamerà Inps.
Solo a nominarlo vengono i brividi, poiché i tuoi soldi accantonati non solo continueranno a non avere copertura ma saranno a forte rischio di prelievi per la c.i.g. della Fiat, contributi di solidarietà, prelievi patrimoniali ed altre viscate del genere.
Ma tu ti chiedi perché il sindacato non ha reagito indignato, anzi ha sottoscritto questi protocolli.
Semplice.
Con i fondi Tfr espropriati e le pensioni prossimamente riformate, ipotizzano di introdurre una contrattazione previdenziale integrativa gestita, bada bene, non da esperte società finanziarie ed assicurative, ma dai sindacati stessi con l'assistenza di Unipol e compagni, al fine di costituire masse di liquidità da portare a sostegno di qualche capitano coraggioso nel risiko dei capitali.
Quanto a quelli delle piccole aziende, continuino a sbrigarsela con i loro datori di lavoro.

Questa è una storia tutta italiana.
Italiana perché in Europa non esiste, di fatto, la liquidazione di fine rapporto ed il lavoratore gode quindi di una maggiore retribuzione.
Italiana perché una norma espropriativa di stampo leninista, dopo la caduta del muro, poteva essere concepita e realizzata solo in questa penisola mediterranea a conduzione ulivista.
E adesso?
Adesso metteranno mano alle pensioni, se i numeri gli consentiranno di governare sino all'autunno del 2007.
E le lacrime diventeranno pianto dirotto.

4 commenti:

Anonimo ha detto...

Acc... Spero, per i miei figli, che il Tuo sia pessimismo eccessivo. Cosa ne dici di un sorriso? Bye. gt

Anonimo ha detto...

Caro papà,

La ringrazio per le spiegazioni, molto utili e circostanziate. Ho solo due riflessioni da fare:
1. in realtà, la favola dei fondi pensione, e della pensione integrativa privata, è utile solo ai soliti noti, e cioè politici, banche, imprese e consulenti vari, nonché ai sindacati, almeno in Italia (in realtà anche nel nostro disastrato paese non sono i soli a poter gestire i fondi pensione), che troppo spesso hanno costruito rapporti incestuosi tra loro. Non mi sento quindi molto tranquillo ad affidare i soldi della mia pensione o della mia "liquidazione" a soggetti che operano su mercati poco trasparenti e destinati a rovesci spesso indotti dagli stessi. Penso al caso Enron, compagnia energetica americana fallita perché i dirigenti si sono fregati i soldi, e dove i lavoratori hanno perso il lavoro, la pensione (aveveno fatto confluire i risparmi nel fondo aziendale, fallito anch'esso) e la ormai mitica retribuzione variabile (ovviamente pagata in azioni della società, mai in denaro sonante.
2. se devo essere proprio sincero, come debitore preferirei l'Inps a qualunque azienda privata, anche perché la parte "previdenziale" della gestione Inps (l'erogazione di pensioni, per intenderci) è in attivo, mentre il passivo deriva dalle gestioni "assistenziali" (cioè pensioni di invalidità, cassa integrazione, ecc.) e le "gestioni separate" (es. dirigenti) come riconosce implicitamete anche Lei.
Naturalmente il mio versamento all'Inps dovrebbe servire ad incrementare la mia pensione futura e non, come sembra, per finanziare non meglio precisate "infrastrutture" o altre esigenze di cassa, poiché altrimenti i soldi rischierebbero di perdersi, come spesso accade.
Sarebbe anche simpatico che non ci fossero differenze tra i futuri trattamenti pensionistici dei lavoratori, che mi vedono penalizzato, dato che lavoro da poco, rispetto a mio zio che andrà in pensione tra 5 anni...

Con stima,
un figlio.

Anonimo ha detto...

Sino ad oggi per una serie di impedimenti burocartico-legislativi non sono decollati i fondi di previdenza complementari che dovrebbero consentire alla generazione dei nostri figli di integrare(appunto!)una pensione INPS che nel migliore dei casi viene stimata pari al 40-50% di stipendi non brillanti.-
Il potere politico-sindacale si è opposto alla parificazione normativa e fiscale tra fondi chiusi e fondi aperti a favore dei primi;la motivazione ufficiale è da ricercare nell'evitare lo strapotere di banche ed assicurazioni con il decollo dei fondi aperti,quella reale é rappresentata dall'obiettivo di gestire i fondi chiusi(o negoziali)con il "contributo" dei sindacati.-
In questa lotta di potere si sono trascurate due cose : il 90% delle imprese sono piccole e medie e non hanno rappresentanze sindacali;il lavoro(purtroppo)è diventato molto più mobile rispetto a trentanni orsono.Dimenticavo : gli imprenditori ovviamente non gradivano di dovere cedere ai fondi aperti i flussi di TFR adesso dovranno cederli all'INPS.-
Il bello è che nessuno protesta perchè pochi capiscono e tra questi sicuramente non ci sono i gioovani.-

Anonimo ha detto...

Stimolante questo dibattito.
Attendiamo il provvedimento nella stesura definitiva(questo governo sa essere sorprendente) e torneremo sul tema

anni quaranta