07 febbraio 2007

Cammei

Certe belle terroncelle come le trovi solo a Milano e a Torino, le unghie squadrate bordeaux e uno strascico di Sud nella voce anche se sono nate alla Mangiagalli, anche se a Molfetta e a Locorotondo ci sono state sì e no un paio di volte d'estate, e ogni volta che ci sono state hanno cercato di fidanzarle con un paesano con gli occhi avidi e verdi e loro manco morte l'hanno voluto, quando su ci sono certi biondini bergamaschi che non vedono l'ora di mettere le mani sulle loro tette olivastre. Certe terroncelle con addosso il jeans glitterato e strappato su certi culi che geneticamente restano quelli delle loro madri, fecondi, ospitali e bassi, e che da quando ci sono in giro i culi ancora più bassi delle superterrone del Maghreb hanno fatto un salto di categoria, e ora fanno le commesse in jeanseria o le sciampiste da un coiffeur, e un giorno puoi giurarci apriranno un negozio tutto loro dove faranno i tagli quelli giusti, non porcherie come queste che devono fare ora, e anche un camerino per il tatoo. E parlano con una esse sibilante proprio giusta ed hanno un piercing da bastarde alla fine del sopracciglio, e comunque non hanno dimenticato come si fa la passata e le orecchiette fatte in casa con una frustata del polso e il pollice trascinato sul piano infarinato, è come fare l'amore, una cosa che ce l'hai nel sangue, e prima o poi restano incinte, oh cazzo sono incinta, ma lui ti sposa? Certo che mi sposa, è un bravo ragazzo, è di Napoli, vuole aprire una autofficina. Certe terroncelle che se fossero a New York, altro che J.Lo.

di Andrea Marcenaro, Il Foglio

1 commento:

Anonimo ha detto...

Quanto affetto per metà delle nostre concittadine!Meglio di un trattato di sociologia di Alberoni.
Ma sui terroncelli potremmo usare la stessa ironica levità?
edo