15 luglio 2008

Draghi mette sotto tiro BPM

La Banca Popolare di Milano deve cambiare in tempi rapidi lo statuto riducendo il peso dei dipendenti-soci in consiglio di amministrazione. E in tempi altrettanto celeri deve provvedere al varo di un nuovo piano industriale. La rivoluzione della governance di Bpm è stata imposta ieri dalla Banca d'Italia, dopo un'accurata ispezione durata sei mesi. Al verbale d'ispezione, letto al cospetto del cda dalla responsabile della Vigilanza di Via Nazionale Anna Maria Tarantola, era allegata una lettera firmata personalmente dal Governatore di Bankitalia Mario Draghi. Ed è proprio nella missiva, stando alle indiscrezioni, che verrebbero poste in termini perentori le richieste di presentare entro 45 giorni – insieme alla replica della banca ai rilievi ispettivi – una nuova bozza di statuto (che Bankitalia dovrà approvare) e un nuovo piano industriale. Bankitalia chiede anche che il cda proceda in tempi rapidissimi alla sostituzione del direttore generale Fabrizio Viola, dimessosi nei giorni scorsi.La vera svolta per la atipica governance di Bpm riguarda i meccanismi del voto assembleare per la nomina del cda. Nel mirino del Governatore è finito l'attuale «premio di maggioranza» che garantisce, di fatto, alla lista dei dipendenti-soci coordinata dai sindacati interni 16 consiglieri su 20. Bankitalia chiede che questo «premio» venga ridotto sensibilmente. E contesta il computo dei consiglieri (2) nominati dalla lista dei soci-pensionati tra quelli realmente di minoranza.La revisione della governance, secondo le preoccupazioni espresse da Bankitalia, si è resa necessaria perchè – al termine dell'ispezione – è risultato che l'autoreferenzialità degli attuali meccanismi di governance non permette più lo sviluppo di un piano per la banca.La perentorietà dell'invito a modificare lo statuto, che dopo il via libera di Via Nazionale dovrà essere approvato entro fine anno da un'assemblea straordinaria di Bpm, è destinata a riaprire i giochi per la nomina del nuovo cda ad aprile 2009. La riduzione del peso dei dipendenti-soci apre le porte a una significativa rappresentanza delle minoranze, compresi gli investitori istituzionali che attraverso l'Associazione Bpm 360° (promossa dal fondo Usa Amber Capital) hanno già bussato al libro soci della banca.I rilievi di Bankitalia sono contenuti nel verbale ispettivo (e nell'allegata lettera di Draghi) illustrata ieri al cda della Bpm da parte della responsabile della Vigilanza Anna Maria Tarantola, accompagnata dal responsabile Bankitalia di Milano e dal capo degli ispettori. In un clima interno di crescente tensione – a seguito delle dimissioni del direttore generale Fabrizio Viola, che hanno amplificato il faro del mercato e delle Autorità sulla governance di Bpm – il consiglio presieduto da Roberto Mazzotta ha ascoltato per circa due ore la dura relazione della Vigilanza. In serata una nota ufficiale di Bpm si è limitata a dire che «il cda si è impegnato a fornire le risposte richieste e ad adottare i provvedimenti indicati sia sulle questioni relative alla struttura e al funzionamento del governo aziendale, sia sulle questioni operative, nel rispetto dei tempi prescritti». Nessun accenno ai contenuti del verbale, anche se è presumibile che oggi il mercato dovrà avere qualche informazione dato il rilievo delle modifiche di governance. Ora il cda ha 45 giorni di tempo per dare risposta ai rilievi di Bankitalia. Martedì 22 il cda tornerà a riunirsi, anche se – sempre stando alle indiscrezioni – la data è considerata prematura per una valutazione collegiale delle risposte da dare all'ispezione. Non è escluso invece che già lunedì prossimo il cda possa nominare il nuovo direttore generale di Bpm, accogliendo il pressante invito di Bankitalia ad avere un responsabile operativo nel pieno delle sue funzioni. Prima del consiglio di amministrazione, si era riunito il comitato esecutivo che aveva vagliato le candidature interne. Tra questi, i nomi più probabili restano quelli del direttore finanziario Enzo Chiesa e del direttore commerciale Fiorenzo Dalu. Il duro monito di Bankitalia ha indotto l'esecutivo a tornare a riunirsi d'urgenza subito dopo la fine del cda.

da Il Sole 24 Ore, del 15 luglio 2008

2 commenti:

cassinolazio ha detto...

La cosa che diverte di più (si fa per dire) è che bisognerà cambiare la governance della Banca Popolare di Milano non tanto e non solo perchè non è stato dato voce ai soci di minoranza (cosa da più parti auspicata) , ma per le incredibili scelte "tecniche" avallate o sponsorizzate dai "padroni(o meglio padrini) " del vapore, vista la bocciatura del piano industriale, dei controlli e della organizzazione, nonchè della ristrutturazioni della Direzione fatte alla San Carlona. Il tutto sperando che la esplosione degli impieghi negli ultimi due anni sia compatibile con il patrimonio e con il grado di rischio accettabile. Peccato, è stata una esperienza che non solo non si è riusciti ad esportare ma neanche a difendere. Con buona pace dei soloni che erano certi - qualche tempo fa - del rilancio della cooperativa grazie alle scelte fatte.

Anonimo ha detto...

Gli sfasciacarrozze alla fine hanno rotto il giocattolo verrebbe da dire. In effetti la folle rincorsa al muro contro muro degli ultimi due anni fra Presidente ed opposizione interna, il frantumamento del sindacato guida Fabi,le proposte di espansionre pasticciate e poggiate su inesistenti o vaporosi piani industriali hanno portato la banca sull'orlo del baratro. Nonostante questi fatti oggettivi l'entrata a piedi uniti sulle materie statutarie ha il sapore acre della imposizione irrituale, quasi che l'arbitro abbia deciso di adottare il metodo moggi a pro di uno dei contendenti(360?).
Cambiare è indubbiamente necessario, riformare è doveroso e non perchè lo vuole la speculazione di borsa, selezionare il personale politico è una necessità inderogabile,ma soprattutto appare indifferibile, rinnovare profondamente una squadra di consiglio ormai incatenata ai veti contrapposti.
danielone