19 marzo 2008

Il ventennio di Geronzi

Se Cesare Geronzi non avesse fatto carriera, diventando da dominus della finanza romana e calcistica del centro sud a occupante di una delle poltrone più importanti d'Italia (presidente di Mediobanca), la Roma non sarebbe in vendita ma si sarebbe trovato qualche finanziamento-magheggio in attesa di soci di osservanza geronziana piuttosto che del cattivo americano (variante giornalistica: il mafioso russo, alla Ramenko) di turno. Di sicuro i media sportivi non hanno mai parlato abbastanza di quello che è stato l'uomo più potente del calcio italiano negli ultimi venti anni: più di Berlusconi e Moratti, che con vari gradi di pulizia (ma comunque con soldi loro) hanno sempre lavorato solo per le rispettive società, più dei vari Cragnotti e Tanzi, da lui sostenuti anche nelle imprese più folli, più di Franco Carraro, nel corso degli anni solo spostato di casella, da una federazione ad una banca, addirittura più dell'editorialista cattolico (in attesa dei pezzi di Rosa & Olindo sulle questioni condominiali) Luciano Moggi che è sempre stato un suo uomo, ben prima della Gea dei figli di papà (Moggi e Geronzi, fra gli altri). Una buona occasione per analizzare il geronzismo potrebbe essere il procedimento penale per fallimento del Perugia. Durante la seconda udienza è infatti emerso che Geronzi è indagato per false dichiarazioni al pubblico ministero. A sua volta Luciano Gaucci è accusato di diffamazione nei confronti dello stesso Geronzi, della moglie e della figlia Chiara (l'ex socia Gea, attualmente giornalista del Tg5, covo di 'figli di' degno di un ospedale pubblico italiano). Vale però la pena ricordare, al di là dei tecnicismi del processo, uno degli inizi 'sportivi' del tutto: cioé la denuncia dell'ex allenatore Arcadio Spinozzi, secondo cui la vendita di Nakata alla Roma per 40 miliardi servì solo a ripianare il debito con la Banca di Roma piuttosto che a soddisfare i tanti altri creditori del Perugia, fra cui Spinozzi stesso. La cosa interessante è il pegno del 99% delle azioni del Perugia dato a Capitalia a garanzia del credito: mettendo insieme tante cose, pensando alla Moggi League dei direttori sportivi forforosi e a tanto altro, viene in mente quel Perugia-Juventus 1 a 0 ed a come la società bianconera accettò il verdetto di una partita clamorosamente irregolare.

di Stefano Olivari, su Indiscreto

3 commenti:

TheSteve ha detto...

PROFUMO DI SCONTO
di Marco Liguori, su Settimana Sportiva

La Lazio ha transato con Banca di Roma. Stando alla semestrale al 31 dicembre scorso, la società biancoceleste quotata a Piazza Affari ha sottoscritto il 13 febbraio scorso con Unicredit Banca d’impresa "in qualità di mandatari d’impresa" un accordo riguardante "tutte le posizioni aperte (finanziarie e non) al 31 dicembre 2007. L’importo complessivo è di 6,68 milioni, "con un risparmio di euro 5,18 milioni da pagare in otto rate trimestrali di euro 0,8 milioni ed una di euro 0,42". La transazione è favorevole per la Lazio, poiché è senza interessi. La controllata Lazio Marketing e Communication, proprietaria dei marchi e del ramo commerciale, garantisce l’operazione tramite "la cessione degli incassi futuri rinvenienti dai contratti con la Puma Italia scadenti rispettivamente al 30 giugno 2008 e 30 giugno 2012". La semestrale presenta un utile civilistico di 860mila euro dovuto ai proventi della Champions league. Quello consolidato è di 4,65 milioni con patrimonio netto negativo di 18,93 milioni. La società ha problemi con il fisco: il 27 dicembre scorso l’Agenzia delle entrate ha notificato un avviso di accertamento a seguito di una verifica iniziata il 10 luglio 2007 sull’Irap dovuta sulle plusvalenze e minusvalenze calciatori. La Lazio spiega che da ciò "è emerso un rilievo consistente nel recupero di base imponibile Irap per 46,82 milioni, pari a imposte per circa 1,91 milioni". Come per altri due analoghi rilievi, sono state accantonate somme a fondo rischi. Il contenzioso Irap ha sospeso il rimborso di un credito Iva del 1998 per 5,42 milioni. Il 4 ottobre scorso l’ex calciatore Mendieta ha trascinato la sua ex società dinanzi al Tribunale del lavoro di Roma. Egli ha chiesto il pagamento di 6,28 milioni, oltre interessi e rivalutazioni. Ha chiesto in subordine un risarcimento di pari importo per la risoluzione del contratto "viziata da dolo" e la refusione dei danni "per la conclusione del contratto con il Middlesbrough a condizioni deteriori rispetto a quelle esigibili". La Lazio ha giudicato infondate queste asserzioni e resisterà in giudizio.

Anonimo ha detto...

e' un gran pezzo di merda

Anonimo ha detto...

La polemica anche dura va benissimo e sta nelle nostre corde.
L'insulto anonimo non ci piace e auspicheremmo non doverlo ospitare mai.
Anni Quaranta