25 aprile 2008

Percezioni

È comprensibile che una batosta elettorale come quella subita dalla sinistra italiana possa annebbiare un po' la lucidità. Quando poi si scopre che una quota consistente del proprio elettorato è finita nel carniere di Umberto Bossi (ma non è che nel sud sia andata molto meglio) è davvero difficile farsene una ragione. È forse così che si spiega l'insistenza degli sconfitti nello spiegare che quella che ha tagliato loro le gambe è "la percezione dell'insicurezza", che avrebbe indotto l'elettorato popolare a scegliere chi vuole smantellare gli accampamenti illegali di rom e non chi li difende sostenendo i "diritti delle minoranze", come se fra questi fosse contemplato anche quello di rubare o di mandare i bambini a mendicare per la strada.
Spostare l'attenzione dai problemi della sicurezza alla loro "percezione" è un modo, per la verità non troppo convincente anche se un po' più raffinato, per dire che il popolo è bue, secondo la più radicata tradizione antidemocratica.
Quando il direttore di Liberazione dice che è stata l'eccessiva copertura televisiva delle notizie sulla criminalità diffusa a disorientare il suo elettorato di riferimento, ricorda le veline mussoliniane che probivano di dare troppo risalto alla cronaca nera. Eppure la "percezione" non è sempre stata considerata così negativamente. Per un paio d'anni, abbiamo dovuto sentire parlare dell'inflazione "percepita", naturalmente molto più elevata di quella registrata dalle statistiche, come base di riferimento per le rivendicazioni salariali. D'altra parte, il modo con il quale vengono percepiti i fenomeni sociali è da sempre un elemento basilare della politica.
Già che si occupano di percezioni, i dirigenti della sinistra sconfitta dovrebbere domandarsi come è stata percepita l'azione di partiti e movimenti che per due anni hanno continuato a mobilitare le piazze contro provvedimenti del governo di cui facevano parte e che poi, nell'esecutivo e nel Parlamento, gli oratori infiammati della domenica, approvavano regolarmente il lunedì.
Ci facciano sapere.

da Editoriali de Il Foglio, del 24 Aprile 2008

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